Il caso del contestato Boeing 737 Max, l’aereo coinvolto nei due tragici incidenti avvenuti in Indonesia e in Etiopia nei mesi scorsi, arriva sui tavoli della Commissione europea. Secondo alcune fonti di stampa (cfr. https://www.corriere.it/cronache/19_luglio_16/boeing-737-max-ryanair-cambia-nome-suoi-aerei-312818c0-a709-11e9-8722-90fee69fd06f.shtml?refresh_ce-cp ), la compagnia irlandese ne avrebbe alterato il nome sulla fiancata per non allarmare i passeggeri ed avrebbe ordinato 135 velivoli dello stesso tipo, (cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/16/boeing-737-ryanair-cambia-il-nome-al-modello-dei-velivoli-coinvolti-in-due-incidenti-aerei-ne-ha-ordinati-135/5326994/ ) nonostante la circolazione ne sia stata sospesa in tutto il mondo.

Paolo Borchia, eurodeputato e membro della Commissione Trasporti, ha presentato – assieme ai colleghi Campomenosi, Casanova e Vuolo – un’interrogazione per verificare la presunta alterazione della sigla dell’aeromobile: “Se confermata, l’operazione di acquisto condotta dalla compagnia irlandese – spiega Borchia – risulterebbe preoccupante dato che non si è arrivati ad una conclusione sulle problematiche del velivolo. Considerando che le indagini sono ancora in corso, troverei inspiegabile che la compagnia abbia deciso di procedere con un ordinativo di questa entità”.

Nel frattempo, EASA – l’agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione – ha stilato un elenco di cinque nuovi criteri obbligatori per rimettere in circolazione il 737 Max.

“I passeggeri – conclude Borchia – hanno il diritto sacrosanto di sapere se l’aereo sul quale viaggeranno è dello stesso tipo dei due schiantatisi negli scorsi mesi, a tal fine ci aspettiamo risposte esaurienti sia da Ryanair che dalla Commissione europea”.